In visita alla scuola di Manasarovar

incontro_adozioniadistanza_ASIAOnlusLa decisione di sostenere un bimbo o una bimba tibetana a distanza era nata, parecchi anni fa per fare qualcosa di concreto per la salvaguardia della cultura del Tibet oltre che, naturalmente, per aiutare una persona meno fortunata. Amo molto quest’ultimo paese ed il Nepal, le loro genti e la loro tradizione millenaria. Sono stato parecchie volte da quelle parti. La scelta di sostenere un bimbo o una bimba tibetana in Nepal a Kathmandu sembrava la più naturale. Avrei avuto la possibilità di conoscerla di persona.

Ricordo la prima volta che raggiunsi la scuola di Manasarovar per incontrare la prima bimba che ho sostenuto. Dopo essermi avventurato da solo dallo Stupa di Boudhanath in un dedalo di stradine stette, finalmente arrivai di fronte all’edificio scolastico dove una delle direttrici di allora mi aspettava con la bimba e la sua mamma.

Ricordo l’emozione della bambina che praticamente non riusciva a parlare, nonostante sapessi che era in grado di esprimersi in inglese. Conservo ancora la taka (sciarpa rituale tibetana) che mi hanno messo al collo in quell’occasione.

Ora quella bimba è grande e, con la famiglia, si trova negli Stati Uniti, dove uno zio che era emigrato in quel paese ha cercato loro un lavoro e una sistemazione.

Circa una decina di anni fa, quando il madrinato di questa mia prima “Figlioccia” si è concluso felicemente, mi è stata proposta un’altra bambina da sostenere, cosa che ho accettato con entusiasmo.

Di nuovo il primo incontro nella scuola di Manasarovar. Ricordo che mi corse incontro senza proferire parola e mi abbracciò. Era piccola e minuta e mi strinse praticamente a livello delle reni. Poco dopo, rientrato in Italia, ricevetti la prima letterina, scritta in un inglese semplice ma corretto in cui mi raccontava di lei e mi ringraziava per l’aiuto.

In seguito ci siamo scambiati parecchie lettere tramite le quali ho cominciato a conoscere a fondo la sua storia. Ricordo che la cosa che mi ripeteva più spesso era che gli mancavano molto i genitori. Infatti, era a Kathmandu a casa di zii, mentre la sua famiglia viveva in uno sperduto e poverissimo villaggio sull’Himalaya, vicino al confine con il Tibet.

Mi sono accorto che era (ed è tuttora) una ragazzina estremamente intelligente e sensibile e, oltre al sostegno materiale per le spese scolastiche, aveva bisogno di un punto di riferimento, di qualcuno che le fosse vicino e di cui potesse fidarsi, essendo lontana dai genitori.

Nel corso di questi anni, sono stato più di una volta in visita alla scuola Manasarovar prima e in quella secondaria dove studia ora poi, sempre accompagnato dal Tsultrim, che la segue tuttora.

Ho continuato a tenermi in contatto con lei tramite lettera e seguire la sua crescita, sia culturale che umana. Dolma, nella sua giovane età ha già dovuto affrontare delle prove difficilissime. Qualche anno fa ha vissuto la vicenda della morte della sua mamma.

Una storia terribile e commovente, dalla quale ho imparato quanto quella gente possa essere ricca interiormente e dotata di una forza spirituale non comune. In quella triste situazione ho cercato di esserle vicino, nel limite del possibile, stando a diecimila chilometri di distanza.

In seguito ha perso una sua amica che è morta di un male incurabile, poi è arrivato il terremoto, con lo spavento ed i terribili disagi che lei e le sue compagne hanno dovuto sopportare.

La cosa che mi aveva commosso di più nella sua lettera inviatami appena dopo il sisma, è stato che nella notte appena dopo la prima scossa non riusciva a dormire e la cosa che la preoccupava di più era che non sapeva come avvertirmi che era salva e che stava bene, immaginando (con ragione) che io potessi essere molto angosciato per la sua sorte.

Ora sta finendo le scuole superiori e sono praticamente certo che si diplomerà con il massimo dei voti: è bravissima a scuola e studia fin più del necessario.

Gli auguro una vita felice tra la sua gente e nel suo mondo, contribuendo a mantenere viva la sua cultura tibetana che ha potuto conoscere in questi anni grazie alle scuole che ha potuto frequentare.

L’aver potuto seguire e aiutare due ragazzine tibetane nella loro crescita umana e culturale assieme alla storia delle loro famiglie, è stato ed è per me un privilegio e una gioia unici. Ho imparato un’infinità di cose, non solo sugli usi e costumi dei Tibet e del Nepal, ma sulla natura e sulle potenzialità dell’animo umano, al di là delle barriere linguistiche e culturali.

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Nepal: ricostruiamo le scuole

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